Fagocitato dalla tesi di laurea mi accorgo di non aver postato in merito a quello che stò approfondendo, e che può essere definito la chiave di volta del discorso fino ad ora affrontato nel blog.
Green my Apple, non è soltanto una campagna innovativa contro l’atteggiamento irresponsabile della Apple promossa da Greenpeace (non mi dilungo, se ne è parlato ovunque), è l’anello di congiunzione tra l’atteggiamento misto stupefatto e inerme delle aziende, CSR parlando (non voglio neanche menzionare Open for Discussion anche se una frasetta che ho riscoperto renderebbe la citazione interessante: cercate qui al secondo punto e dite se questa può essere una costruttiva conversazione sulla responsabilità), e la folle corsa della conversazione in Rete.
La posizione di una ONG, in questo caso Greenpeace, consapevole dei nuovi strumenti della comunicazione, è non solo strategico surrogato alla carenza di effettivi e stabili punti di riferimento per l’agire responsabile, determinato dalla volontarietà ratificata dalla Commissione europea, ma anche valida catalizzatrice dell’essenza creativa e reticolare di una società che, in Rete, sta costringendo a ripensare sicurezze in cui molte imprese si sentivano a proprio agio.
- La STORICA, oserei dire, lettera di Steve Jobs, si proprio lui, in cui confessa, senza esplicitamente convenire con Greenpeace, di voler mutare la propria politica in tema di responsabilità, segna il passo.
- Il mettere a disposizione sul sito materiali ceduti in creative commons, e chiedere di rielaborarli per diffonderli presso i propri pubblici, attraverso blog o altre forme meno “impegnative”, è il valore aggiunto. Sottrae la ribalta a Greenpeace e la concede agli interessati. Il sito, in aggiunta, è un ottimo appiglio informativo e si impone per competenza: è, perciò, in grado di pulire, ma neanche troppo, una discussione che ha ricevuto l’appoggio di un popolo così strenuamente difensore della Apple: i mac user.
Non si parla più, o sono le premesse perchè si smetta di parlare, di soluzioni comunicative: la blogosfera è PARTE della CSR perchè questa è parte delle persone. Dai singoli emerge l’assenso per le politiche responsabili, e sono i singoli che ragionano secondo dinamiche reticolari e condivisive.
I valori che regolano i blog saranno risorse via via più preziose finchè la responsabilità sarà “l’integrazione delle preoccupazioni sociali”.