Pur non essendo una fenice, la farfalla oggi risorge :) come spazio di riflessione, pubblico ed aperto ai contributi esterni, sulla mia tesi di laurea magistrale in Comunicazione d’Impresa.

In questa fase, appena più matura rispetto all’iniziale periodo-serendipity, vorrei coinvolgere tutti i potenziali “stakeholder”, attraverso un working paper, un pdf scritto circa un mese fa nel quale introduco il tema e riporto alcune fonti.

Si tenga presente che si tratta soltanto di una bozza, le sezioni sono indicative (faccio soprattutto riferimento alla bibliografia), inoltre non riporto né indice né titolo, poiché non definitivi, né ancora, vogliate perdonarlo, alcuna precisazione su cosa si intenda per Stakeholder Engagement…poco importa…posso farlo qui ;)

Workin Paper – Progetto di tesi.pdf

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Working Paper – Proposta di Tesi: Social Network Based Stakeholder Management by Daniele Righi is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
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Il blog riprende finalmente la sua attività senza alcuna pretesa di periodicità, tuttavia con ferma intenzione di crescere e trasformarsi in un ambiente di sperimentazione centrato sulle tematiche orbitanti attorno alla Responsabilità d’Impresa.

Si avvicenderanno qui non soltanto post relativi alle fasi evolutive, alle variazioni, ai ripensamenti, alle proposte, alle paranoie connesse al progetto, ma anche digressioni sulle frontiere della CR (eliminiamo questo “Social”) … in fondo “roamin’ AROUND Corporate Responsibility” è un sottotitolo abbastanza indulgente …

Nelle prossime settimane tenterò di riorganizzare i contenuti già presenti e di cambiare il layout (preferirei tre colonne alle due attuali, con la lista dei post in quella di sinistra e tutti i widget distribuiti nelle altre a destra, fermo restando la possibilità di inserire tab in alto sull’header… non ho ancora trovato nulla di soddisfacente …qualora abbiate voglia di suggerire template o piattaforme alternative, sono all’inizio posso anche migrare, sappiate che il sottoscritto ve ne sarà grato :) )

Che dire… non sarebbe male ricevere qualche feedback …”venghino signori venghino” :)

In questa seconda parte chiarirò la relazione tra CSR e blog descrivendo l’importanza del contributo indiretto di Greenpeace, così da conferire “professionalità” e una relativamente solida base ad una logica di pubblicazione, finora, spesso dettata dall’istinto e probabilmente inadatta a trasmettere l’idea di fondo. (Per una sintesi consultare l’ultimo capoverso. A breve comunque renderò disponibile il PDF della tesi).

Nella definizione di responsabilità sociale dell’impresa della Commissione europea (paragrafo 20) vanno, ai nostri fini, isolate due espressioni: “volontaria” e “parti interessate”, i pilastri sui quali poggia l’intero modello di governance. La volontarietà genera discrezionalità per ciò che concerne l’adozione e la predisposizione delle politiche di responsabilità, strenuamente difesa dalle aziende; le parti interessate o stakeholder sono gli interlocutori privilegiati e si distinguono in quanto potenzialmente in grado di incidere sulle modalità attraverso le quali le imprese raggiungono i propri obiettivi.

Le vicende di Kryptonite ed Apple, ad esempio, indicano come la Rete abbia favorito l’estendersi della popolazione degli stakeholder, inoltre, l’insieme dei blogger, consapevoli critici e attenti, acquisiscono automaticamente questo titolo. La campagna “Green my Apple” promossa da Greenpeace, insospettabile “star” della tesi, lo dimostra.

Greenpeace, una ONG non una impresa, custodisce in sé tutti quei tratti che ne fanno la miglior interprete della contemporaneità limitatamente agli argomenti di interesse.

  1. dal “Trust Barometer2006″ di Edelman emerge che le organizzazioni non governative godono di una generalizzata fiducia, superiore a quella di imprese e governi. Nel rapporto vengono definite “[...] the last trusted institution [...]“. La reputazione e la conseguente fiducia sono valori preziosi nel mondo imprenditoriale, soprattutto per la CSR.
  2. Attraverso la campagna si costituisce polo di pertinenza, riuscendo per questo a sostenere, dialogando, una posizione indipendentemente dal suo valore assoluto. Gran parte dei destinatari (i Mac user) hanno ritenuto pertinenti le informazioni e hanno innescato i flussi di comunicazione orizzontali e verticali all’interno della blogosfera, promuovendo così, in maniera decentrata e non regolata, la causa. La Apple non ha potuto ignorare tutto ciò (4.455 post dedicati, un’infinità di commenti e video), Steve Jobs, alla fine, ha pubblicato una lettera in cui rivede la responsabilità della multinazionale. In Italia, sull’onda del successo, è stata lanciata una campagna parallela .
  3. Propone un modello congruente con le previsioni di Lorenzo Sacconi sul futuro della responsabilità. Nella tesi scrivo: “Secondo l’autore mancano ancora ‘istituzioni della società civile’ che sappiano operare da validi osservatori, capaci di favorire standard condivisi [...]“ (tali concetti vengono espressi in questo testo). Anche se non definibili istituzioni, i blogger, affidandosi alle consuetudini che regolano la blogosfera, possono progressivamente imporsi come elemento che completa la già citata volontarietà. Green my Apple è potenzialmente replicabile: un polo pertinente, autorevole, e una moltitudine di soggetti trainanti che operano spontaneamente.

Per Corporate Shared Responsibility intendo la compenetrazione tra attitudine 2.0 e CSR, l’accostamento dei due fenomeni è inevitabile, inoltre, l’eccessiva discrezionalità determinata dalla volontarietà può essere filtrata dalla natura autopoietica della blogosfera, che, nel caso specifico, svolgerebbe la funzione prevista da Sacconi (si veda il punto 3) per le istituzioni della società civile. Tutte quelle imprese che, convinte sostenitrici della volontarietà, ignorano o superficialmente si appropriano dei mezzi della nuova socialità tradiscono i propri stessi interessi, perchè la Grande Conversazione è l’unica ragionevole alternativa ad una rigida normazione. La corretta collocazione di ogni attore nello scenario permetterebbe un positivo confronto capace di ovviare alla farraginosità dei processi legislativi assicurando un sistema WIN WIN: libero mercato “responsabile” per le aziende e piena espressione degli stakeholder reali,  ossia le persone non le serie di cifre.

“Corporate Shared Responsibility. La responsabilità sociale delle imprese nella blogosfera. Il caso Green my Apple.” è il titolo della mia tesi. Scopo del post è riassumere gli esiti della mia ricerca, fissando le premesse a partire dalle quali proseguire il presente discorso.

L’idea della Farfalla Spietata nasce dalla mia curiosità riguardo la rilevanza di un legame che già avevo intuito, quello tra CSR e blog. Riportando notizie, riflettendo su esse, ho usato questo spazio come palestra nella quale rifinire e testare quanto andavo affermando nel progetto discusso lo scorso 20 luglio.

L’analisi degli oggetti di studio mi ha portato a valutare come inopportuno un loro accostamento lineare. Il blog è regolato da precise, non rigide, ma spontanee logiche, riconducibili ad un unica grande categoria: la pertinenza. Come afferma Giuseppe Granieri in “La società digitale” la pertinenza è la “qualità [...]. A posteriori.”: non esistendo selezione in entrata la fondatezza delle informazioni viene valutata sulla base di criteri soggettivi. L’intero sistema va perfezionandosi proporzionalmente al numero dei fruitori dei contenuti, come accade per wikipedia. Nella Grande Conversazione la trasparenza e la reputazione, latrici di fiducia, sono indispensabili.

Per un’azienda, nel contesto attuale, tenere un blog centrato sulle proprie politiche di responsabilità può risultare sconveniente per due ragioni:

  1. La parziale assenza di parametri rigidi per la CSR, in un certo qual modo incapace di generare pertinenza. Un esempio potrebbe questo.
  2. Spesso il dotarsi di nuovi strumenti di comunicazione prescinde da una opportuna interpretazione del cambiamento in atto, questo dà luogo a goffi ibridi assolutamente privi di effetto. E’ il caso di Open for Discussion.

Il cuore del tema non è quindi l’impresa, né la teoria morale, né la Rete, né il blog in sè…è lo scenario.

In sintesi non si tratta di osservare la perspicacia o la tempestività di chi si aggiorna, ma comprendere come ogni attore in campo possa collocarsi nel cambiamento.

E’ mia intenzione dimostrare che una costruttiva collaborazione tra le galassie CSR e blog possa  preservare la volontarietà alla base della prima attraverso la libera espressione della seconda…

MA COME SI INSERISCE GREENPEACE IN TUTTO QUESTO?

Domani la seconda parte…

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Credo sia lì già da un pò (più o meno come il mio ultimo post :-) )ma ho avuto modo di leggerlo soltanto stasera…

Un documento che in piena onestà analizza le debolezze della CSR così come si presenta attualmente. Preciso e organizzato in paragrafi da due capoversi, rispettivamente il bene e il risvolto contradittorio del tema in esame.

Kare Riis Nielsen Programme manager del Copenhagen Centre for Corporate Responsibility, le definisce mezze verità (half truths) ammettendo che la responsabilità sociale possa essere sopravvalutata. E’ di fatto un “disputed territory and not quick fix to major global challenge” e “should be measured against its impact on business and society rather than on its good intentions”.

Consideriamo, per ora, queste prime affermazioni in pieno accordo con il fine dell’articolo in questione, anche perchè in parte sono corrette, parlare di buone intenzioni nel business è da ingenui, non che non ci possano essere ma le dinamiche dominanti al vertice prediligono ben altri stimoli…tuttavia l’occhio, allenato radar da dati per la tesi, si è subito diretto sul paragrafo intitolato “multi-stakeholder dialogues”, in cui si ragiona definendoli: “such dialogue often constitute time-consuming exercises with focus on process and consensus rather than on substance.” ignorando i processi relazionali e i conflitti.

Sono affermazioni che se decontestualizzate potrebbero essere valida sintesi di una parte di blogosfera “in cerca d’autore”, esattamente quella orbitante attorno alla CSR. Leggi il seguito di questo post »

E’ già un pò che mi autoesorto a scrivere qualcosa sulla moltitudine di spunti individuati qua e la, ma sono riuscito ad ottenere un invito per provare la beta di Joost e sto per scaricarmi il software…vi farò sapere… :-)

Mi limito quindi a raccontarvi per link il meglio della navigata di stasera, scegliete, osservate…

Un video per chi avesse già sentito parlare di “Home”su Play Station 3, è la Second Life per consolle.

Qui c’è un interessante elenco dei bloggers in Microsoft Italia.

Questa interessante società, che ultimamente ha pubblicato un rapporto sulle comunità Internet in Italia, approda in Second Life (per chi frequenta).

Questo è un perfetto esempio del saper fare comunicazione stimolando la riflessione, un compendio di quanto attualmente si può in Rete…lo speaker è Marco Montemagno.

Il sommario di link sembrerà un inno all’incoerenza, ma spesso, dopo riflessioni accurate è utile sollevare la testa e, per un attimo, guardare lontano… seguendo il vento, la luce o semplicemente gli occhi… si può vedere fin dove arriva il pensiero…

Call me…

8 maggio 2007

Finito di leggere l’interessantissimo testo di Giuseppe Granieri “La società digitale”, quasi spontaneamente, due delle 95 tesi proposte dall’autore alla fine, come compendio di quanto detto e “scusa per seminare dei temi di riflessione”, si sono depositate sul ricordo di un post che ieri mi ha meravigliato e stupito.

Le tesi di seguito riportate si riferiscono alla realtà della società digitale(logicamente):

Tesi 24: Ciascun individuo interagisce con diversi spazi pertinenti, importando dagli uni agli altri argomenti, sensibilità, approcci e soluzioni in un processo creativo costante e distribuito.

Tesi 57: Le applicazioni che funzionano nei network sono quelle in grado di supportare l’attività dei gruppi e la formazione di spazi pertinenti e di creare valore condiviso.

Nel post in questione Hugh MacLeod (Gapingvoid)scrive il proprio numero di cellulare invitando, chi avesse voglia, ad incontrarlo nel locale in cui si trova.

Gli spazi pertinenti della ventiquattresima tesi sono le regioni di senso intorno alle quali si vanno distribuendo gli interessi di ognuno, in Rete, a prescindere dai confini culturali e logicamente nazionali. Da questi si “pescano”sempre nuove risorse  che alimentano la dinamica propria dei blog. In questo caso il “processo creativo” è innescato da Hugh con la creazione di un accesso diretto, il numero di telefono, all’interno della propria interfaccia identitaria, il blog, offrendo, così, lo spunto per una sorta di casareccio barcamp-lampo, che esorta la reimmissione di informazione in rete grazie allo stimolo immediato dell’idea, sia da parte degli “osservatori”, che dei partecipanti. Ecco la cinquantasettesima tesi: applicazioni che supportano l’attività dei gruppi, spazi pertinenti e valore condiviso. Un intelligente uso del mezzo per arricchirsi e sperimentare una dimensione differente del confronto.

Un modo per rendere omaggio alla blogosfera: sorgente continua di conoscenza fluida e dinamica…

P.S Nel post linkato si intravede il logo di McDonald’s… ma giuro che stavolta non ha influito! :-)

Schizofrenia narrativa

3 maggio 2007

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La foto è presa dal blog di Julia Hailes( il link è ad un post che racconta una giornata passata indovinate dove?) leggendo questo lungo post, scoprirete perchè è più o meno uno stupro.

E guarda se alla fine non sono io ad aver esagerato, ma voglio saperlo da chi leggerà…

Se potete vedere il, fino a ieri, per me, inarrivabile bottoncino di Technorati lo dovete alla StakaStagista e al suo prezioso commento. Avevo già provato quella soluzione ma non aveva funzionato, ora si! Ma va sempre così…

(Daniele non perderti in chiacchiere…)

Tre giorni di assenza dal blog, aggregatore impallato di novità e l’inserto del giovedì del Sole 24 Ore che mi guarda sensuale…

Panico! Ci sarebbe veramente troppo da dire, comunque, guarda il caso, il lancio ufficiale di MyC4.com, il 1 maggio, merita due righe, ma l’occhio dove mi va? Sul nuovo post del blog di McDonald’s, ultimamente hanno incrementato la frequenza dei post, e di nulla il volume dei commenti. Entrambi gli eventi, giustapposti nella mia mente, mi hanno fatto riflettere…quindi li farò dialogare frammentando la narrazione come in una sceneggiatura teatrale. Avremo C4 e McD. Leggi il seguito di questo post »

Ora mi “altero”!

29 aprile 2007

Sto tentando di fare l’indifferente, ma Technorati, per me, continua ad essere un mistero, dove mai wordpress avrà deciso di accogliere i codici dei widget? Per ora non mi è dato di saperlo.

Tuttavia non è certo per queste futilità che il mio sistema nervoso soffre…

Cominciamo dall’inizio.

Si parlerà di ispirazione e questo video (scusate se ancora linko video ma non c’è verso di inserirli) deve essere la colonna sonora del post. Non vi dico cosa mi ha portato a sceglierlo, vuole comunque essere uno spunto per iniziare ad osservare la realtà in modo aperto ed eclettico.

Via Actics scopro con mia somma goduria che Edelman ha pubblicato un rapporto intitolato “Corporate Social Responsibility and Sustainability in the blogosphere”… il massimo, per ciò che mi riguarda.

Scaricato e letto nello stesso giorno, il PDF mostra:

  • dati deludenti sulla presenza della CSR(Corporate Social Responsibility)nella blogosfera
  • un’analisi del ruolo dei bloggers relativamente alla diffusione di nuova conoscenza in tema di CSR
  • l’incapacità delle organizzazioni di coinvolgere le persone attraverso i blog
  • una carrellata di iniziative delle ONG coperte anche dai mezzi di comunicazione di massa, che confermano come la fonte privilegiata per i post siano i mainstream media

Il secondo punto è quello che non riesco a digerire.

Si sostiene che la blogosfera reagisca a dei contenuti più che proattivamente produrne di nuovi…(si parla sempre di CSR)

Il blog è forse il diario dei professionisti?

NO! E’ uno strumento trasversale di comunicazione in grado di produrre nuova conoscenza anche soltanto riportando in ordine logico un insieme di link personalizzato. Questo perverrà a lettori più o meno predisposti che trarranno ispirazione e produrranno nuovi link, ma stavolta magari aggiungeranno un commento. Commento che scatenerà reazioni, nuove connessioni, segnalazioni finchè la trama di contenuti toccherà più blogosfere(tracimando qua e la) e dando luogo finalmente a nuove idee.

Ma come scindere qui reazione da proattività, sono parte di un unico processo, che se tratteggiato come lacunoso, perchè i blogger non “rise new issues”, non potrà mai dare una possibilità nuova alla CSR che beneficia della collaborazione di tutti e dell’apporto reticolare del popolo della Rete per il solo fatto di operare in un ambiente estremamente incerto che necessita di sostegno.

Tutto questo è poi alla base della stessa idea della farfalla spietata e ciò che c’è dietro…

ma daaaaaaaai

23 aprile 2007

 non riesco a postare il video quindi lo linko.

(al di la della questione, anche un pò vecchiotta, che può O MENO interessare e che viene chiarita qui)

Ma dico…si può postare uno video, montato, con tanto di colonna sonora, di questo genere, anche brandizzato, in un blog che si propone di ascoltare il cliente e di stimolare la conversazione. Dove è qui la realtà, il mettersi in gioco, l’essere Open for Discussion?E’ una pubblicità!

E i commenti? UNO!!! Questo: “Couldn’t have said it any better. I love my job”. mmmmmm…sono dubbioso…

E le altre migliaia di persone che lavorano, possibile che tutti siano daccordo con le “real people talking about their jobs at McDonald’s”(così vengono definite dall’autore del post Bob Langert)? E che comunque non abbiano commentato un argomento così a loro vicino?

Sarà intervenuta questa clausola? “NOTE: THE AUTHOR OF THIS BLOG HAS ENABLED COMMENT VALIDATION. YOUR COMMENT WILL NOT BE DISPLAYED ON THE BLOG UNLESS IT IS APPROVED BY THE AUTHOR. “

(viene anteposta alla finestra di comento)

Ma ora sto insinuando e non è bello ;-) , tuttavia quella del video-spot non mi sembra una mossa eccessivamente strategica in un blog che si dice ”aperto alla discussione” e che linka nel 90% dei casi a siti e pagine dell’azienda.

Se linka ai blog?…ancora devo finire di leggere tutto ciò che è stato postato…ma continuo ad essere dubbioso…

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