La Apple delude…

30 giugno 2007

steve_jobs_300px.jpg

Stupore…

FIDATEVI E LEGGETE!

Voglio confrontare con voi questi due brevi passaggi:

  1. We have instituted programs around the world to facilitate the recycling of electronics — diverting over 7,100 tons of equipment from landfills worldwide since 1996 […]
  2. We have instituted programs around the world to facilitate the recycling of electronics — diverting over 21 million pounds of equipment from landfills since 1994.

molto simili vero? Li potete trovare rispettivamente qui e qui, non vi fate ingannare NON sono due pagine uguali, il primo paragrafo varia per le due frasi citate.Siamo nella pagina in cui Apple descrive le proprie politiche di responsabilità ambientale, ma mentre la frase 1 viene pubblicata nella versione web del 2006, la 2 è aggiornata alla lettera che Steve Jobs ha scritto rispondendo evidentemente a Greenpeace.

PICCOLE differenze dovrebbero evidenziare nel lasso di tempo, peraltro non confrontabile, nel primo caso dal 1996 al 2006, nel secondo dal 1994 al 2007, i miglioramenti nelle attività di riciclo.

la prima frase dice: […] dal 1996 abbiamo evitato che 7.100 tonnellate di apparecchiature finissero nelle discariche (traduzione libera ma essenziale ai fini del discorso)

la seconda frase dice: […] dal 1994 abbiamo evitato che 21 milioni di libbre (?) di apparecchiature finissero nelle discariche (traduzione libera ma essenziale ai fini del discorso)

Ora, ho imparato alle elementari che non si possono confrontare due unità di misura diverse, quindi, complice del il fido convertitore del mio nokia, più ecologico di Apple stando a Greenpeace :-), ho fatto qualche operazione:

21 milioni di libbre equivalgono a circa 9.000 tonnellate, la differenza quindi tra il primo e il secondo punto sono 2.000 tonnellate circa. Ma nel secondo caso si è provveduto anche a retrodatare l’anno di partenza di due anni.

In un confronto impossibile: 2.000 tonnellate ripartite nei tre anni che la seconda frase ha in più rispetto alla prima, fanno poco più di 600 tonnellate l’anno.

BENE in un anno, dal 2006 al 2007 avete riciclato, ipotizzando che ogni anno sia costante, 600 tonnellate di apparecchiature, e allora? perchè strafare intrecciando unità di misura e archi temporali?

Ma dato il sottile sotterfugio, probabilmente l’ultimo anno è stato abbastanza nero e si è tentato di recuperare così…

Questa non è responsabilità ma marketing, e della peggior fattura.

Sono pronto a rimangiarmi tutto se sbaglio ma i fatti sono fatti.

La foto è presa da qui.

da-theappleblog.jpgFagocitato dalla tesi di laurea mi accorgo di non aver postato in merito a quello che stò approfondendo, e che può essere definito la chiave di volta del discorso fino ad ora affrontato nel blog.

Green my Apple, non è soltanto una campagna innovativa contro l’atteggiamento irresponsabile della Apple promossa da Greenpeace (non mi dilungo, se ne è parlato ovunque), è l’anello di congiunzione tra l’atteggiamento misto stupefatto e inerme delle aziende, CSR parlando (non voglio neanche menzionare Open for Discussion anche se una frasetta che ho riscoperto renderebbe la citazione interessante: cercate qui al secondo punto e dite se questa può essere una costruttiva conversazione sulla responsabilità), e la folle corsa della conversazione in Rete.

La posizione di una ONG, in questo caso Greenpeace, consapevole dei nuovi strumenti della comunicazione, è non solo strategico surrogato alla carenza di effettivi e stabili punti di riferimento per l’agire responsabile, determinato dalla volontarietà ratificata dalla Commissione europea, ma anche valida catalizzatrice dell’essenza creativa e reticolare di una società che, in Rete, sta costringendo a ripensare sicurezze in cui molte imprese si sentivano a proprio agio.

  1. La STORICA, oserei dire, lettera di Steve Jobs, si proprio lui, in cui confessa, senza esplicitamente convenire con Greenpeace, di voler mutare la propria politica in tema di responsabilità, segna il passo.
  2. Il mettere a disposizione sul sito materiali ceduti in creative commons, e chiedere di rielaborarli per diffonderli presso i propri pubblici, attraverso blog o altre forme meno “impegnative”, è il valore aggiunto. Sottrae la ribalta a Greenpeace e la concede agli interessati. Il sito, in aggiunta, è un ottimo appiglio informativo e si impone per competenza: è, perciò, in grado di pulire, ma neanche troppo, una discussione che ha ricevuto l’appoggio di un popolo così strenuamente difensore della Apple: i mac user.

Non si parla più, o sono le premesse perchè si smetta di parlare, di soluzioni comunicative: la blogosfera è PARTE della CSR perchè questa è parte delle persone. Dai singoli emerge l’assenso per le politiche responsabili, e sono i singoli che ragionano secondo dinamiche reticolari e condivisive.

I valori che regolano i blog saranno risorse via via più preziose finchè la responsabilità sarà “l’integrazione delle preoccupazioni sociali”.

Manitese alla CSR

3 giugno 2007

jpeg.jpgNavigando nel sito di Manitese scopro questa pagina. (Vi invito ad approfondire tutti gli aspetti che non affronterò qui direttamente, perchè essenziali ad una consapevole riflessione sulle prospettive della CSR.).

Manitese, ONG e ONLUS, rappresenta presso l’European Coalition for Corporate Justice l’iniziativa “Meno beneficenza più diritti” che pare stia trovando diretta, ma parziale, realizzazione in questa risoluzione della Parlamento europeo.

Facciamo ordine.

Risulterà evidente comparando i link segnalati, che il filo rosso della frase precedente è la contraddizione esistente tra: l’impostazione data alla responsabilità delle imprese dalla Commissione europea nel 2001, fondata sulla volontarietà e assenza di riferimenti significativi, e l’atteggiamento delle imprese orientate ad adeguarsi. L’interrogativo che sono state costrette ad affrontare è: adeguarsi a cosa, o meglio volendo dare per scontato l’esistenza di un opinione in merito, adeguarsi come?

Il risultato non poteva che essere confuso: alla domanda “qual’è il maggior ostacolo alla diffusione di pratiche di RSI presso le Vostre imprese?” le imprese rispondenti ad una ricerca condotta da Confindustria nel 2006 hanno risposto “Scarsa conoscenza/disinformazione 61,8%; Timore di costi aggiuntivi per l’impresa 67,3%; Mancanza di esempi di buone pratiche di riferimento 29,1”.

E’ in questa direzione che muove l’impegno dell’European Coalition for Corporate Justice e dell’iniziativa di Manitese: fondare l’idea di responsabilità su certezze non opinioni, standard vincolanti, il più possibile precisi, controlli e sanzioni, (“by putting pressure on European Institutions as well as national governments via direct lobbying, public campaigns, and denunciation of bad practices”)la prima, tramite campagna la seconda.
Spero sia l’anticamera di provvedimenti concreti (la risoluzione non ha potere attuativo) che evidenzieranno senza dubbio il ruolo centrale delle ONG, indipendenti e competenti, possibile stella polare: per un mondo imprenditoriale, ora, impegnato a far valere la propria posizione in un territorio così complesso e incerto, e per una collettività sempre più critica e interessata.

LA SVOLTA E’ VICINA?