Vasi comunicanti responsabili

5 settembre 2007

Cito testualmente:“Il Principio dei vasi comunicanti è quel principio fisico secondo il quale un liquido contenuto in due contenitori comunicanti tra loro raggiunge lo stesso livello.”.

Nei giorni scorsi, mentre rileggevo la tesi e tornavo ad aprire il mio tragicamente affollato aggregatore (preparandomi a questo), ho notato la latente presenza di un concetto che avrei potuto meglio esplicitare: gli stakeholder sono la linfa della CSR, dalla loro maturità educazione e competenza dipende la salute della responsabilità sociale delle imprese e la distanza tra essa e il concetto più genuino e popolare che si ha di responsabilità. Senza banalizzare, rimanendo ancorati alla definizione, la CSR è gestione delle relazioni, in funzione delle quali evolve. La direzione del cambiamento è determinata dal grado di consapevolezza delle parti interessate. E’ intuibile l’importanza delle informazioni a disposizione nonchè la loro pertinenza. A questo punto la tesi da spazio alla protagonista Greenpeace.

Un ulteriore spunto di riflessione rispetto a quello che già suggerisco (il blog per la CSR) è il dibattito sorto attorno al concetto di Enterprise 2.0: “L’uso in modalità emergente di piattaforme di social software all’interno delle aziende o tra le aziende ed i propri partner e clienti.”. Emergente “significa che flussi e struttura non vengono imposti a priori […], ma che al contrario il software include meccanismi capaci di far emergere i pattern di utilizzo nel tempo come frutto delle interazioni tra persone.”(parole di Andrew McAfee). Una struttura relazionale inclusiva, meno profonda, più funzionale e meglio articolata rispetto a quella poggiante sulla blogosfera (che tra l’altro comprende).

L’educazione dello stakeholder non può essere controllata, e se è vero che “i meccanismi di emergenza fanno si che i sistemi Enterprise 2.0 migliorino e diventino più accurati ed intelligenti mano a mano che aumenta la partecipazione degli utenti […]” il principio dei vasi comunicanti viene confermato. In tesi mi soffermavo sulla proficua bidirezionalità di un network impresa-stakeholder imperniato su una collettiva opera critica e analitica quale è il blog. L’enterprise 2.0, che osserva la penetrazione del web 2.0 oltre i firewall aziendali (espressione che nel discorso ritengo più appropriata rispetto al “dietro i firewall” di Quintarelli), dà luogo al collegamento tra i vasi, apre quindi una breccia che livella le reti.

Cazzeggio e serietà in simbiosi generano un sistema di reciproca, ma più capillare rispetto al completamento ipotizzato nel mio lavoro della CSR da parte della blogosfera, regolazione. Stakeholder che esercitano controllo e imprese, magari sempre più strettamente legate alle ONG, che organizzano contenuti pertinenti.

Una rete 2.0 “CSR-based”, al servizio del proprio stesso successo in quanto valorizzante la coscienza delle parti, è possibile.

Utile ed esplicativa per l’enterprise 2.0 è questa presentazione sempre dal blog di Emanuele Quintarelli:

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