Dal Dire al Fare: day 1

3 ottobre 2007

Il primo giorno

27/09/2007

Ore 9.00 IULM

Le nuvole basse rendono un po’ cupa la struttura, ma è bellissimo scoprire un giardino zen interno nell’edificio principale.

Il salone viene inaugurato in ritardo dall’ottimo intervento di Emanuele Invernizzi al quale segue il convegno internazionale.

Prima di sintetizzare gli interventi a mio giudizio più rilevanti, vorrei sottolineare l’importanza di quella che non è soltanto perfetta rispondenza dei contributi agli intendimenti della due-giorni sulla CSR (dal DIRE al FARE), ma una definitiva ratifica del passaggio alla terza epoca della responsabilità di cui parla Alessandro Beda vicepresidente di Sodalitas: quella dei contenuti, una volta superata quella informativa (fine anni ’90) e quella degli strumenti (primi anni 2000). E’ palese la necessità di completare la conoscenza e i tecnicismi sviluppati con proposte concrete e consapevoli, protesi verso un futuro interconnesso caratterizzato, sempre secondo Beda, dal dialogo tra tre principali attori: imprese, società civile e istituzioni.

Senza dubbio ottime premesse che, nel corso della rassegna, vedono alternarsi sufficienti, eccellenti, come insoddisfacienti insoddisfacenti (maledette dita) interpreti.

Incredibilmente indietro nella tabella di marcia Invernizzi (moderatore) riduce a 7-8 i 12 minuti concessi ai relatori che si avvicendano dopo il già citato rappresentante di Sodalitas, e che potete trovare nel programma.

Centrale, tra gli altri, perchè fa il punto sulla situazione attuale, è il discorso di Sue Bird della Commissione europea per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità. Un completo resoconto delle attività e del ruolo dell’UE. Introduce il concetto di “flexicurity” (evidente crasi di flessibilità e sicurezza) ripreso in seguito da altri (come il membro del comitato d’onore Augustin Mujyarugamba in occasione del laboratorio sul diversity management) e secondo me traguardo imprescindibile ai fini di una corretta politica responsabile del lavoro.

Avendo approfondito nel primo capitolo della tesi i documenti redatti dalla Commissione europea in tema di CSR, mi premeva interrogarla sugli sviluppi del dibattito riguardante la volontarietà (tesi pagg 14-16). La risposta non è stata esauriente, al contrario vaga ( è passata da “il punto è delicato”, a “ci stiamo lavorando”). Nel frattempo Confindustria e Luiss si stanno muovendo per conto proprio, in tal senso l’Europa sembra trascurare questioni basilari abbandonandosi ad un sospetto e lassista liberismo, almeno su questo punto. Non che tutto ciò sia, secondo il sottoscritto, eccessivamente dannoso, in quanto credo in un rapporto diretto e costante tra azienda e stakeholder, all’insegna di un reciproco processo di crescita, protetti e rassicurati da linee guida a livello internazionale in stile moral suasion.

Deluso più che stupito, alle 11.50, ascolto Kerstin Born, executive director di CSR Europe, che ricorda il tuttora sottovalutato potenziale della CSR, angustiata da limiti per la gran parte interni all’azienda, e rifletto su una successiva sottile espressione di Invernizzi; parlando di ruolo del comunicatore lancia il problema dell’ “impatto comunicazionale delle azioni”, spingendo il confronto verso sfere di senso al presente blog più familiari. L’impegno responsabile richiede comunicazione, il valore aggiunto infatti non può contare sull’universale efficacia dell’iniziativa, peraltro impossibile da certificare, ma deve modellarsi sulle relazioni con gli stakeholder, possibilmente a due vie, e di fatto posizionarla adeguatamente. Il comunicatore non fa pubblicità, ma usa lo strumento al meglio, curandosi di convenienza, ritorno e finalità. La corporate shared responsibility di cui parlo trascende l’approccio semplicemente etico, puntando alla funzionalità, completezza dei rapporti. Semmai si può parlare di “effetto etico”, orientato all’educazione reciproca tra le parti, perciò molto più impattante sulla realtà.

A questo proposito Edison, attraverso il direttore comunicazione e relazioni esterne Andrea Prandi, annuncia l’apertura di un blog. Il titolo non è dei più fantasiosi, è abbastanza spoglio, certo, e non direttamente, per ora, legato all’azienda, ma è semplice, rapido, incentrato sulla sostenibilità in genere, quindi sull’educazione (come dicevo) attraverso una piattaforma che consente feedback…lo terremo d’occhio…

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