2/2 SOA: un braccialetto a memoria di forma

19 marzo 2008

“You cannot greatly influence Web 2.0.
You can greatly influence Enterprise 2.0”

Andrew McAfee

Cosa sono le SOA?

Sebbene questa:

“SOA is an architectural style for building software applications that use services available in a network such as the web. It promotes loose coupling between software components so that they can be reused.”

sia una definizione completa, ritengo che l’importanza e la grandezza del concetto siano da quest’altra meglio esplicitate:

Service Oriented Architecture is an architectural paradigm and discipline that may be used to build infrastructures enabling those with needs (consumers) and those with capabilities (providers) to interact via services across disparate domains of technology and ownership.

Da ciò che emerge il fine ultimo delle Service Oriented Architectures è quello di costruire infrastrutture (software) creando le condizioni per cui quelle caratterizzate dai bisogni e quelle caratterizzate dalle potenzialità interagiscano attraverso servizi.
Bisogni e potenzialità si incontrano aprendo a quelli che il Dion Hinchcliffe del 2006 definisce “just-in-time enterprise mashups”. Le soluzioni agli scenari d’impresa si presentano perciò sotto forma di creta digitale modellabile a piacimento, just in time.

Si ma come?

La prima tragica realtà con la quale ho dovuto fare i conti fin dal principio, avvicinandomi alle SOA, è stata la mia totale e inaspettata, data la personale predisposizione al radicalmente astratto, incapacità di gestire un’idea così vaga eppure così incredibilmente concreta…
Ogni frase letta terminava con un urlo nella mia testa: “si va bene…ma cosa diavolo è?”
Finalmente, pronto al post, immerso fino alla vita nei pdf scaricati, trovo questo video (ILLUMINANTE, ma, ahimè per alcuni, in inglese).

Le SOA (da questo momento farò esclusivo riferimento al video sopracitato, inclusi i virgolettati) si sono andate affermando a causa dell’assenza di integrazione tra varie applicazioni all’interno dell’impresa, che spesso hanno accesso alle medesime tipologie di dati, e danno luogo a realtà ridondanti.
Semplificando è come se ogni area di business (il video le paragona a dei “silos”a sé stanti) svolgesse i propri compiti isolata dalle altre unità. Compito e vantaggio competitivo di una SOA è quello di abilitare un contesto (software ovviamente) all’interno del quale queste unità possano dialogare.
Quindi, dotata di un unico e permanente (in quanto a struttura non a contenuti) data repository, l’azienda non farà altro che personalizzare la distribuzione dei canali in entrata a questo, favorendo a monte la circolazione delle informazioni a livello cross-settoriale. Tutti i settori potranno raggiungerle da dovunque, collaborare ed evitare miopi e unidirezionate compartimentazioni di mansioni.
Le applicazioni generate combinando i fondamentali prima inutilmente duplicati potranno in un secondo momento essere smembrate per recuperare lo stato di cose originario.

La velocità del mercato, la competizione e la concorrenza globale (soprattutto in ambito tecnologico) rendono le Service Oriented Architectures “not just an IT project” piuttosto “a business imperative”.

Inoltre, il fatto stesso che il pacchetto messo a disposizione da Sun Microsystem (autrice del video) per l’implementazione(“develop, deploy, manage, monitor”) delle SOA (“Java CAPS“) sia interamente fondato sul Java, fa si che la già connaturata riconfigurabilità del processo descritto possa beneficiare anche di tutta una forza indipendente di sviluppatori che hanno fatto la fortuna del web 2.0.

Ecco di nuovo Hinchcliffe:

Senza soffermarsi troppo sui particolari è evidente che di punti in comune SOA e web 2.0 ne hanno abbastanza…
Se le architetture sono il pensiero, il web 2 è l’istinto…due facce dello stesso oggetto:

“Web 2.0 is more of a pragmatic extraction of what actually works best in online product design than a rigorous a priori engineering exercise”.

Concludendo…

Nel partorire questo post ho aperto la mente alle mie precedenti navigazioni…
Il risultato?

  1. La pianta che Twitta
  2. Il filmato in basso
  1. Nell’immagine della pianta interagiscono:
    • un ecosistema (la pianta)
    • una “tecnosfera” passatemi il termine (la tecnologia utilizzata)
    • Twitter che da applicazione quale è può dirsi inserito in un ecosistema
    • una biosfera (l’uomo)

    il primo pensiero è stato per la Responsabilità d’impresa: la richiesta che inoltro (io azienda) ad un vegetale (il mio impegno ad essere responsabile), mi restituisce una situazione (il twit) che dovrò gestire in funzione degli shareholders (non facciamo gli ipocriti), degli stakeholders, delle comunità locali (il cui sviluppo retroagisce su shareholders e stakeholders) (i parametri) ma soprattutto su quelle tematiche, ossia aggregantesi in Rete attorno ad un argomento – questa concezione trascende la dimensione puramente geografica…

    Fin qui, i bisogni (si veda la seconda definizione all’inizio del post)…LE POTENZIALITA’ invece vengono espresse dalle SOA.

    • La determinazione volontaristica delle politiche di responsabilità e tutti i limiti derivanti dalla paura di non saper arginare le dinamiche 2.0 che magari si vorrebbero introdotte nell’impresa, potranno esporsi all’aura benefica delle architetture, in grado di fornire una base solida al passionale e situazionale sviluppo di “just-in-time enterprise mashups”.
      Ecco perchè la frase di McAfee in epigrafe ( anche se SOA e Enterprise 2.0 vanno comunque distinte)…
      Se l’incapacità di distribuire adeguatamente e diffusamente il know how sulla responsabilità tra le proprie risorse umane in maniera tale da consentire loro di esprimersi coerentemente all’esterno, viene percepita come limite e causa prima della fuga da l 2.0, il dedalo delle vie di comunicazione condivisione e accesso ai dati implementati dalle SOA, una struttura controllabile in fase di costruzione ma non in fase evolutiva (SOA-Enterprise 2.0-web2.0), che confondono i confini tra figure professionali in uno stesso contesto, possono inaugurare un’epoca…ognuno avrebbe la possibilità di cooperare e se curioso capire…quindi esprimersi…
  2. Perchè questo video?
    Innanzitutto perché è spettacolare, ma anche per un’altra ragione.
    Date le premesse le SOA possono dirsi delle masse gommose impastabili a memoria di forma.
    Sebbene io possa di volta in volta determinarne le componenti, la logica di fondo si occuperà di preservarne l’integrità nel tempo…un tributo a ciò che mi ha ispirato il presente testo…

One Response to “2/2 SOA: un braccialetto a memoria di forma”

  1. Gerardo Bianco Says:

    Grazie molte per l ‘ interessantissimo articolo.Mi sto solo ora interessando all ‘ evoluzione del web e alle varie definizioni di SOA e web services …non sono per niente un esperto e ho trovato molto utile il materiale da te sottoposto…potresti per caso mandarmi un esempio accessibile di come un asoa potrebbe lavorare applicata a un portale che combina varie tipologie di prodotti turistici quali hotel ristoranti car rental ecc in modo che possa proporla espiegarla ad alcuni amici?ti ringrazio in anticipo arrivederci


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: