Gli esperti infangano la CSR … ! … ?

26 giugno 2010

Spesso si tratta semplicemente di eleganza.

Sfortunatamente, altrettanto di frequente, la sua assenza, soprattutto per ciò che riguarda lo stile di alcune espressioni, porta ad imprecisioni e fraintendimenti a dir poco pericolosi.

In questo post vorrei dar spazio ad un paio di citazioni che illustrano meglio tale carenza, spunti per iniziare a tracciare delle linee non certo dei confini.

A partire da questi primi sussulti, gradualmente, nel tempo, il blog lascerà emergere una visione di Corporate Responsibility, al momento accennata per sottrazione criticando quanto di sicuramente ad essa estraneo,  frutto di ragionamenti condotti sul parallelo suo indipendente svilupparsi in letteratura.

Ha senso ricordare le eleganti parole di Simon Zadek.
Qui (a pagina 558), individua una via di scampo nel difficile rapporto tra diffusione e chiarezza della materia.

Si esprime così:

The very fact that corporate leaders are introducing the word ‘responsibility’ into their business vocabulary […] is highly encouraging. If a company mantains this effort for an extended period of time, even as a reaction to pressures, it is likely to lead to a greater awareness of and sensitivity to the need for responsible behaviour

Ora, nell’ultimo numero del magazine della Ferpi (maggio 2010), si può leggere sulla medesima questione (a pagina 27):

Diego Masi, presidente di Assocomunicazione, […] ha sostenuto che di fatto il green washing è comunque un buon inizio. Di fatto anche chi fa green washing dimostra di aver capito che l’orientamento delle imprese va in questa direzione, e che occorre fare qualcosa, si è comunque messo in cammino. Ma […] il green washing può anche essere un boomerang […]

Il Greenwashing è un buon inizio???!!!

Una veloce “googlata” mostra però la contraddittorietà della citazione con il pensiero pubblicamente espresso dallo stesso Diego Masi.
Quindi, incerto sulla veridicità di quanto citato nel contesto “informale” di una intervista per il magazine Ferpi, ma altrettanto titubante sull’effettivo candore di concetti inseriti in un libro, vado a rimarcarne la gravità, attendendo, se mai ce ne saranno, lumi su come stiano le cose in realtà.

Tornando agli estratti, se da una parte può essere comprensibile, nel primo caso, l’indulgenza verso i neofiti, è inaccettabile la complicità nel raggiro, del secondo.

Si ha Greenwashing  quando:

[…] a company or organization spends more time and money claiming to be “green” through advertising and marketing than actually implementing business practices that minimize environmental impact.

Ma è anche:

tendenza da parte di aziende, industrie, organizzazioni politiche ad attribuirsi ingiustificatamente fasulle virtù ambientaliste per “coprire” prodotti, comportamenti, scelte in realtà affatto pro-ambiente; l’immagine positiva che così si crea è un’immagine ingannevole finalizzata a fuorviare noi consumatori e interlocutori, sulla scia della sempre maggiore presa che le tematiche ecologiche hanno sul grande pubblico.

Ai tempi (di reazione) della Rete questo può decretare danni reputazionali irreparabili.

Ricordo qui due casi di Greenwashing:

  1. (Passato)
    Through most of the 90’s […] Nike publicly asserted it was a leader in improving factory conditions […] a 1996 Ernst & Young audit of a Nike factory in Vietnam, commissioned by Nike itself, was leaked to CorpWatch, a non-profit “CorpWatchdog.” According to the audit, workers were exposed to toxic chemicals without protection or safety training, made to work illegal excess overtime and forced to endure other hazardous conditions. This audit contradicted the findings of a widely publicized report completed five months earlier by Goodworks International. The Goodworks report, also commissioned by Nike, basically supported Nike’s previous statements that it was providing good conditions for workers.
  2. (Presente)
    Nicola Mattina lo scorso 22 giugno porta un triste esempio di questo “BUON INIZIO DI CSR”.

Una nuova impresa, fondata su definite responsabilità profilate sul SOGNO/vision che persegue, capace di intendere quindi i nuovi registri relazionali che la legano al proprio ambiente ed ai propri stakeholder, può passare per un compromesso ma non per l’inganno.

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