Forum della Comunicazione 2010

Capita di frequente, nel leggere saggi, pdf, manuali, oppure nell’assistere a presentazioni e interventi relativi alla Corporate Social Responsibility, che io mi riscopra insofferente o persino indignato a causa della leggerezza con cui se ne discute, oppure con cui se ne afferma, più o meno consapevolmente, l’inconsistenza.

Ciò è accaduto anche nel corso della seconda giornata (16 giugno 2010) del Forum della Comunicazione, nello specifico durante la sessione plenaria Responsabilità Sociale e Sviluppo Sostenibile: gli obiettivi economici possono diventare sociali?”
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Pur non essendo una fenice, la farfalla oggi risorge 🙂 come spazio di riflessione, pubblico ed aperto ai contributi esterni, sulla mia tesi di laurea magistrale in Comunicazione d’Impresa.

In questa fase, appena più matura rispetto all’iniziale periodo-serendipity, vorrei coinvolgere tutti i potenziali “stakeholder”, attraverso un working paper, un pdf scritto circa un mese fa nel quale introduco il tema e riporto alcune fonti.

Si tenga presente che si tratta soltanto di una bozza, le sezioni sono indicative (faccio soprattutto riferimento alla bibliografia), inoltre non riporto né indice né titolo, poiché non definitivi, né ancora, vogliate perdonarlo, alcuna precisazione su cosa si intenda per Stakeholder Engagement…poco importa…posso farlo qui 😉

Workin Paper – Progetto di tesi.pdf

Creative Commons License

Working Paper – Proposta di Tesi: Social Network Based Stakeholder Management by Daniele Righi is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Permissions beyond the scope of this license may be available at https://farfallaspietata.wordpress.com/2010/06/10/progetto-di-tesi/

Il blog riprende finalmente la sua attività senza alcuna pretesa di periodicità, tuttavia con ferma intenzione di crescere e trasformarsi in un ambiente di sperimentazione centrato sulle tematiche orbitanti attorno alla Responsabilità d’Impresa.

Si avvicenderanno qui non soltanto post relativi alle fasi evolutive, alle variazioni, ai ripensamenti, alle proposte, alle paranoie connesse al progetto, ma anche digressioni sulle frontiere della CR (eliminiamo questo “Social”) … in fondo “roamin’ AROUND Corporate Responsibility” è un sottotitolo abbastanza indulgente …

Nelle prossime settimane tenterò di riorganizzare i contenuti già presenti e di cambiare il layout (preferirei tre colonne alle due attuali, con la lista dei post in quella di sinistra e tutti i widget distribuiti nelle altre a destra, fermo restando la possibilità di inserire tab in alto sull’header… non ho ancora trovato nulla di soddisfacente …qualora abbiate voglia di suggerire template o piattaforme alternative, sono all’inizio posso anche migrare, sappiate che il sottoscritto ve ne sarà grato :))

Che dire… non sarebbe male ricevere qualche feedback …”venghino signori venghino” 🙂

“You cannot greatly influence Web 2.0.
You can greatly influence Enterprise 2.0”

Andrew McAfee

Cosa sono le SOA?

Sebbene questa:

“SOA is an architectural style for building software applications that use services available in a network such as the web. It promotes loose coupling between software components so that they can be reused.”

sia una definizione completa, ritengo che l’importanza e la grandezza del concetto siano da quest’altra meglio esplicitate:

Service Oriented Architecture is an architectural paradigm and discipline that may be used to build infrastructures enabling those with needs (consumers) and those with capabilities (providers) to interact via services across disparate domains of technology and ownership.

Da ciò che emerge il fine ultimo delle Service Oriented Architectures è quello di costruire infrastrutture (software) creando le condizioni per cui quelle caratterizzate dai bisogni e quelle caratterizzate dalle potenzialità interagiscano attraverso servizi.
Bisogni e potenzialità si incontrano aprendo a quelli che il Dion Hinchcliffe del 2006 definisce “just-in-time enterprise mashups”. Le soluzioni agli scenari d’impresa si presentano perciò sotto forma di creta digitale modellabile a piacimento, just in time.

Si ma come? Leggi il seguito di questo post »

Businesses are finding that
what they intended the service be used for
only scratches the surface of what they actually could be used for…
Charles Stack, BEA Engeneering Vice President
Quando, preso da un’illusoria insolita lucidità, ti capita di svelare, con tuo sommo stupore, ad alta voce, la “genialità” insospettabile di una trasmissione come “Uomini e Donne” (di cui segretamente apprezzi la malvagia capacità di raggiungere target anche opposti) (per chiarimenti sentitevi pure liberi di insultare via commenti), e ti senti rispondere tra l’annoiato e il ma-che-minchia-va-dicendo-costui: “perché non ci scrivi un post?”…realizzi che l’occasionale motivatore (trice) mostrando di aver preso a cuore il crollo del posting nel tuo blog, ti sta esortando ad urlare al mondo qualsivoglia infimo contenuto, purché corredato dalle tue puntuali considerazioni (e va bene le ultime cazzeggianti parole servono solo a caricarmi prima di cominciare)…
Ok…almeno di una cosa sono sicuro: so ancora scrivere in maniera incredibilmente contorta…
Sostanzialmente rifiuto a priori “infimi contenuti” pronto uso per le classifiche tanto care a molti, sono di nuovo invece prepotentemente qui perché nuove influenze e stimoli, al servizio di questa mia teoria fatta blog, catturano con tracotanza la mia attenzione, e non posso fare a meno di parlarne…

Più o meno una settimana fa ho udito, credo comunque di aver avuto occasione di leggerlo in precedenza, l’acronimo SOA (Service Oriented Architecture), nel rapido ed entusiasmante fluire di una digressione “molto focalizzata” su quanto di scibile si frappone tra la Genesi e il perché di lunedì girano le palle…devo ammettere di essermi appassionato all’argomento e di aver iniziato a leggere qualcosa…

Intanto potete iniziare a farvi un’idea:

Scrivo in proposito in quanto attratto dalla promessa delle SOA, che, capaci di trascendere il verticistico ruolo assunto qui dell’Enterprise 2.0 (nel post precedente scrivevo: “l’enterprise 2.0 è sintomo di come la cultura 2.0 stia tracimando nelle organizzazioni, senza forzarle, ma parlando la loro lingua, ed è questo il valore aggiunto[…]che mi ha portato a considerar[la] il terzo polo del blog, dopo CSR e blogosfera“), consentono di sperimentare nuove trame connettive strette al cuore del presente progetto: la strategica valenza del 2.0 nell’ambito della CSR. Leggi il seguito di questo post »

“Software N°0” 2004
…lo spazio digitale del software e delle reti di luce,
come spazio mentale e cognitivo delle rappresentazioni,
dove il nuovo poeta è colui che scrive il software
il nuovo linguaggio …
(D. de Kerckhove)

Aggiornamento: ho dovuto caricare il fumetto dal mio flickr perchè l’url dell’immagine è dinamico, varia di settimana in settimana, di conseguenza avrebbero potuto vederlo soltanto i lettori di ieri sera. Non me ne ero accorto 😉

L’opera raffigurata, realizzata da Santelli, è perfetta sintesi visuale del fenomeno qui preso in esame, del quale le parole di De Kerkchove sembrano intuire il destino: l’enterprise 2.0..il nuovo linguaggio…
Ho abbandonato temporaneamente il blog per studiare meglio questo tipo di cultura emergente.

Senza indulgere troppo in classificazioni e definizioni (che pure potete trovare, complete di casi di studio, qui e qui), vorrei portare alla luce quegli aspetti, a mio giudizio, più affascinanti, che mi hanno portato a considerare l’enterprise 2.0 il terzo polo del blog, dopo CSR e blogosfera.

Senza pretese particolari nè slanci artistico-critici, la persona/mente nella foto, immersa e centro di un insieme di nodi, simboleggia un frattale, alla base dell’idea di social network: una grande unità processante dati e creativa/cervello, prodotto dall’intercorrelarsi di tanti piccoli cervelli/neuroni.

Funziona esattamente così. (il fumetto è preso da qui)

Con Luigi Grimaldi (presidente di Yooplus, startup affrontata più avanti): “Potremmo dire che anche per l’Enterprise [2.0] vale il detto ‘people first’, ovvero mettere al centro non più i processi ma le persone”.

Se posso permettermi l’enterprise 2.0 è sintomo di come la cultura 2.0 stia tracimando nelle organizzazioni, senza forzarle, ma parlando la loro lingua, ed è questo il valore aggiunto del discorso, è questa la ragione per cui ho scelto di parlarne.

Stando all’ultimo illuminante post di Andrew McAfee, i legami deboli [1] potenzialmente proficui possono essere meglio valorizzati selezionando accuratamente i mezzi tra quelli capaci di permettere all’utilizzatore di individuarne a sufficienza e sfruttarli tempestivamente (wiki per i legami forti, social software per i deboli e blog per i poetenziali). In sostanza si ripete con quasi pedante ridondanza ciò che ognuno di noi sperimenta quotidianamente. Ma diventa una questione vitale se il contesto applicativo è l’impresa.

Il problema fondamentale (citato anche in tesi), che mi costringeva a constatare l’immaturità delle aziende sul piano della internettiana socialità, riguardava un insieme di miti e paure, variamente infondate e smontate da Scoble e Israel in Naked Conversation, che allontanavano i manager da una, prima motivata, acritica adesione a certe realtà.

Aprire un blog perchè fa moda non porta a nulla. Ci sono voluti anni prima che l’economia del dono venisse compresa dai non addetti ai lavori dopo anni di web-vetrina inutile. Il processo di avvicinamento dello zoccolo duro, qui l’impresa, non può che essere graduale e l’enterprise 2.0 oltre ad aprire una nuova epoca organizzativa agisce in profondità a livello culturale perchè prima di tutto fa l’interesse dell’organizzazione.

Ho già vagamente accennato qualcosa in precedenza, ma ora la prospettiva è nettamente differente. Adesso non parlo di evoluzione direzionata alla CSR, ma di evoluzione, che in definitiva, in un certo qual modo, è la stessa cosa.

Alle fondamenta dell’E2.0 troviamo “l’ardesia” (un materiale che, di solito, viene utilizzato per i tetti, o per le lavagne, quindi l’ultimo stadio di un processo costruttivo, ed è confortante che possa sostenere l’intero “edificio” dall’inizio), o meglio un acronimo inglese che forma la parola ardesia: SLATES (ardesie). Search Links Authoring Tags Extention Signal:

sono evidenti le analogie con i “web based everyday tools” della gran parte di chi sta leggendo.

Inoltre i trend di sviluppo sono rassicuranti (perdonate l’overload di materiale multimediale)

Presentazione tenuta da Thomas Christel, VP marketing di Yooplus in occasione del Venture Camp.

Si giunge perciò a Yooplus, punto di partenza italiano per quanto si va elaborando.

Prima startup italiana ad occuparsi esclusivamente di enterprise 2.0.

“[…] l’Enterprise 2.0 è la scintilla di un cambiamento culturale all’interno delle società […]” afferma Christel rispondendo alle domande di Emanuele Quintarelli.

We+ è la piattaforma per la gestione dei progetti, i potenziali partener dimostratisi interessati sono circa 200.

“We+ Workspace incrementa il proprio valore mentre viene usato e popolato di informazioni.” Scrive il sito nelle FAQs, in piena coerenza con lo spirito del web 2.0.

Completano la competenza della startup:

  • multimedialità nel diffondere informazioni (un esempio)
  • l’esplicitazione del reale e meraviglioso obiettivo, al di là di quello dichiarato, in una delle dieci domande alle quali il manager nel sito è invitato a rispondere. La sesta recita: “sei capace di rendere visibili al tuo Team gli obiettivi aziendali e non solo i propri compiti?”

…così torniamo a Santelli…(foto all’inizio)
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1) Stralcio da McAfee: “The ties that find”:”Strong ties and weak ties are exactly what they sound like. Strong ties between people arise from long-term, frequent, and sustained interactions; weak ties from infrequent and more casual ones. The ‘problem’ with strong ties is that if persons A and B have a strong tie, they’re also likely to be strongly tied to all members of each other’s networks. In other words, there’s likely to be a lot of overlap in their friendship circles.

This might be a good thing in many ways, but it’s bad news if A needs a piece of knowledge that she can’t find inside her own friendship circle. Because of the overlap, B’s circle is likely to be redundant with A’s, and so unhelpful to her. In other words, her tie to B does her little good in her search for knowledge. If A and C have a weak tie, however, many of C’s friends are likely to be strangers to A, and so are good resources as she looks to inform herself.”

Esattamente…

E’ quello che mi è successo in questi giorni…ho promesso di postare e poi ho abbandonato il pc…ma eccomi con l’ultima tappa del “viaggio”, quindi anche per me vale il “dal dire al FARE”.

C’è Augustin Mujyarugamba, Grazia Murtarelli, il giardino zen interno allo IULM… e ci sono anche io…ma tra la folla…

28/09/2007

Ore 9.00 ancora IULM, ma stavolta raggiunto preservando il delicato equilibrio del mio sistema nervoso, già messo alla prova il giorno precedente da qualche piccola incomprensione con il personale di servizio della stazione.

Tralascio il laboratorio sulla “Mediazione responsabile”(si faccia riferimento al programma), al quale ho partecipato, perché privo di approfondimenti e indegnamente presentato. 45 minuti sono oggettivamente troppi per riuscire a focalizzare un argomento, affrontato tra l’altro in maniera superficiale.

Vorrei spendere invece più di una parola sul meraviglioso intervento di Augustin Mujyarugamba nell’ambito del laboratorio sul “Diversity Management”, a differenza del precedente improvvisato, ma paradossalmente più strutturato.

Il diversity management si occupa di valorizzazione delle differenze, combattendo, logicamente, la discriminazione.

Augustin, presidente dell’AIPEL (Associazione degli Imprenditori e Professionisti Extracomunitari in Lombardia), mostra una serie di dati e commenta la situazione abbastanza infelice della burocrazia italiana, che, di certo, non favorisce gli imprenditori…dice testualmente “Anche in Burundi ti dicono torna domani”. Dovrebbe far riflettere non tanto la realtà espressa, quanto lo scollamento tra il dire e molte dimensioni che poco si accostano al fare, impedendo l’armonico protendersi degli attori e dei processi verso l’obiettivo. La rapidità di reazione e l’elasticità nonchè l’apertura sono i fondamenti delle dinamiche conversazionali responsabili (alla base della mia idea di CSR come esposta in tesi), le quali dovrebbero riferirsi a parametri normativi, anch’essi capaci di evolvere repentinamente…lo stato di cose effettivo invece sembra fare ostruzionismo nei confronti dell’efficacia delle soluzioni e più in generale (ma forse troppo) della sostenibilità.

Da non sottovalutare la questione sollevata poco oltre relativa all’intrinseco sentimento responsabile che un imprenditore extracomunitario avrebbe e alla tragica condizione di estrema flessibilità e scarsa sicurezza (si veda “flexicurity”) imperante nella realtà italiana.

Segnalo un’altra iniziativa che, al pari del blog di Edison, seguirò ossia il “sustainability meter” di Enel.

Proprio allo scadere del mia trasferta lombarda mi intrattengo con la gentilissima Sarah Quatrale, alla quale chiedo informazioni relative all’iscrizione ad Uniferpi. Colgo l’occasione per ringraziare Grazia Murtarelli, coordinatrice nazionale Uniferpi, della stimolante conversazione sugli obiettivi e le prospettive di questo progetto, al quale vado ad aderire…

Distrutto da una lunga e alienante giornata, mi scopro incapace di scrivere una versione pubblicabile dell’ultimo giorno di salone.

Per questa ragione intendo placare la certamente, vostra, lacerante brama di conoscere l’epilogo della mia appassionante avventura, con un dialogo al quale ho avuto la ventura di assistere…giudicate voi…

Milano, Salone della responsabilità sociale, durante un intervento…

Genionumerouno: “Scusi per cortesia mi fa rivedere la slide? Mi sono perso un paio di punti.”

Voce stizzita fuori campo: “Le slide stanno sul sito!”

Genionumerouno che si conferma tale: “QUALE SITO?” (wordpress non mi dà la possibilità di sottolineare altrimenti lo farei)

Voce stizzita (ma un po’ di più) di prima: “www.daldirealfare.eu”

Genionumerodue concorrente del primo: “Siccome ho il computer fuori uso questo periodo (vedi: non so neanche cosa sia un computer figuriamoci se becco le slide), non è che potrebbe tornare indietro di un paio di slide? (preciso che il Genionumero2, anche conosciuto come “il supercazzola”, è stato capace di fare le domande più inverosimili e surreali in stile supercazzola appunto…)

Il Genionumerouno accetta la sfida : “DOV’E’ IL SITO?” 

Ai limiti del raptus omicida la voce ricorda: “www.daldirealfare.eu”

Genionumerouno non mostra cedimenti: “E’ SUL FOGLIO?”

HA VINTO…