YI recently graduated in Corporate Communications, after having left a bit aside this blog.

Yesterday, while tidying up my desk and scanning some notes I took drafting my master thesis, I found something interesting: scattered thoughts about a post I read last November.

I remember it was an attempt to outline the idea of CSR I later structured , in the thesis, starting from a critical literature review on Corporate Social Responsibility,  Stakeholder Theory, and Social Media.

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“Back” from virtual conference (I’d say one of the best of this kind I’ve ever attended) I’m totally satisfied and also a bit sad for not having had the time to deepen every single topic…

Actually I’m going to watch again every panel and every slide (stored in the system for 90 days from the last 30th of June) to examine better some parts I could have missed…to write about them maybe at a later time.

But you cannot wait till the knowledge comes, this is a blog, life goes forth, so I want to point out at least what in my opinion could be relevant for everyone interested in this blog’s topic.

Let me first step back to the platform (here the video tutorial) I used to attend the conference.
Once logged in (I warmly recommend you to fill the form and try to obtain the access) you can enter the three main areas (buildings) where to even download some papers and PDFs or (just during the event) chat with participants and speakers.
I have to say that the experience was very stimulating.

In this post I want to focus my attention on one topic only, if you want to have an idea of the event in general you can read this post .

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Spesso si tratta semplicemente di eleganza.

Sfortunatamente, altrettanto di frequente, la sua assenza, soprattutto per ciò che riguarda lo stile di alcune espressioni, porta ad imprecisioni e fraintendimenti a dir poco pericolosi.

In questo post vorrei dar spazio ad un paio di citazioni che illustrano meglio tale carenza, spunti per iniziare a tracciare delle linee non certo dei confini.

A partire da questi primi sussulti, gradualmente, nel tempo, il blog lascerà emergere una visione di Corporate Responsibility, al momento accennata per sottrazione criticando quanto di sicuramente ad essa estraneo,  frutto di ragionamenti condotti sul parallelo suo indipendente svilupparsi in letteratura.

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Forum della Comunicazione 2010

Capita di frequente, nel leggere saggi, pdf, manuali, oppure nell’assistere a presentazioni e interventi relativi alla Corporate Social Responsibility, che io mi riscopra insofferente o persino indignato a causa della leggerezza con cui se ne discute, oppure con cui se ne afferma, più o meno consapevolmente, l’inconsistenza.

Ciò è accaduto anche nel corso della seconda giornata (16 giugno 2010) del Forum della Comunicazione, nello specifico durante la sessione plenaria Responsabilità Sociale e Sviluppo Sostenibile: gli obiettivi economici possono diventare sociali?”
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Pur non essendo una fenice, la farfalla oggi risorge 🙂 come spazio di riflessione, pubblico ed aperto ai contributi esterni, sulla mia tesi di laurea magistrale in Comunicazione d’Impresa.

In questa fase, appena più matura rispetto all’iniziale periodo-serendipity, vorrei coinvolgere tutti i potenziali “stakeholder”, attraverso un working paper, un pdf scritto circa un mese fa nel quale introduco il tema e riporto alcune fonti.

Si tenga presente che si tratta soltanto di una bozza, le sezioni sono indicative (faccio soprattutto riferimento alla bibliografia), inoltre non riporto né indice né titolo, poiché non definitivi, né ancora, vogliate perdonarlo, alcuna precisazione su cosa si intenda per Stakeholder Engagement…poco importa…posso farlo qui 😉

Workin Paper – Progetto di tesi.pdf

Creative Commons License

Working Paper – Proposta di Tesi: Social Network Based Stakeholder Management by Daniele Righi is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Permissions beyond the scope of this license may be available at https://farfallaspietata.wordpress.com/2010/06/10/progetto-di-tesi/

Il blog riprende finalmente la sua attività senza alcuna pretesa di periodicità, tuttavia con ferma intenzione di crescere e trasformarsi in un ambiente di sperimentazione centrato sulle tematiche orbitanti attorno alla Responsabilità d’Impresa.

Si avvicenderanno qui non soltanto post relativi alle fasi evolutive, alle variazioni, ai ripensamenti, alle proposte, alle paranoie connesse al progetto, ma anche digressioni sulle frontiere della CR (eliminiamo questo “Social”) … in fondo “roamin’ AROUND Corporate Responsibility” è un sottotitolo abbastanza indulgente …

Nelle prossime settimane tenterò di riorganizzare i contenuti già presenti e di cambiare il layout (preferirei tre colonne alle due attuali, con la lista dei post in quella di sinistra e tutti i widget distribuiti nelle altre a destra, fermo restando la possibilità di inserire tab in alto sull’header… non ho ancora trovato nulla di soddisfacente …qualora abbiate voglia di suggerire template o piattaforme alternative, sono all’inizio posso anche migrare, sappiate che il sottoscritto ve ne sarà grato :))

Che dire… non sarebbe male ricevere qualche feedback …”venghino signori venghino” 🙂

“You cannot greatly influence Web 2.0.
You can greatly influence Enterprise 2.0”

Andrew McAfee

Cosa sono le SOA?

Sebbene questa:

“SOA is an architectural style for building software applications that use services available in a network such as the web. It promotes loose coupling between software components so that they can be reused.”

sia una definizione completa, ritengo che l’importanza e la grandezza del concetto siano da quest’altra meglio esplicitate:

Service Oriented Architecture is an architectural paradigm and discipline that may be used to build infrastructures enabling those with needs (consumers) and those with capabilities (providers) to interact via services across disparate domains of technology and ownership.

Da ciò che emerge il fine ultimo delle Service Oriented Architectures è quello di costruire infrastrutture (software) creando le condizioni per cui quelle caratterizzate dai bisogni e quelle caratterizzate dalle potenzialità interagiscano attraverso servizi.
Bisogni e potenzialità si incontrano aprendo a quelli che il Dion Hinchcliffe del 2006 definisce “just-in-time enterprise mashups”. Le soluzioni agli scenari d’impresa si presentano perciò sotto forma di creta digitale modellabile a piacimento, just in time.

Si ma come? Leggi il seguito di questo post »

“Software N°0” 2004
…lo spazio digitale del software e delle reti di luce,
come spazio mentale e cognitivo delle rappresentazioni,
dove il nuovo poeta è colui che scrive il software
il nuovo linguaggio …
(D. de Kerckhove)

Aggiornamento: ho dovuto caricare il fumetto dal mio flickr perchè l’url dell’immagine è dinamico, varia di settimana in settimana, di conseguenza avrebbero potuto vederlo soltanto i lettori di ieri sera. Non me ne ero accorto 😉

L’opera raffigurata, realizzata da Santelli, è perfetta sintesi visuale del fenomeno qui preso in esame, del quale le parole di De Kerkchove sembrano intuire il destino: l’enterprise 2.0..il nuovo linguaggio…
Ho abbandonato temporaneamente il blog per studiare meglio questo tipo di cultura emergente.

Senza indulgere troppo in classificazioni e definizioni (che pure potete trovare, complete di casi di studio, qui e qui), vorrei portare alla luce quegli aspetti, a mio giudizio, più affascinanti, che mi hanno portato a considerare l’enterprise 2.0 il terzo polo del blog, dopo CSR e blogosfera.

Senza pretese particolari nè slanci artistico-critici, la persona/mente nella foto, immersa e centro di un insieme di nodi, simboleggia un frattale, alla base dell’idea di social network: una grande unità processante dati e creativa/cervello, prodotto dall’intercorrelarsi di tanti piccoli cervelli/neuroni.

Funziona esattamente così. (il fumetto è preso da qui)

Con Luigi Grimaldi (presidente di Yooplus, startup affrontata più avanti): “Potremmo dire che anche per l’Enterprise [2.0] vale il detto ‘people first’, ovvero mettere al centro non più i processi ma le persone”.

Se posso permettermi l’enterprise 2.0 è sintomo di come la cultura 2.0 stia tracimando nelle organizzazioni, senza forzarle, ma parlando la loro lingua, ed è questo il valore aggiunto del discorso, è questa la ragione per cui ho scelto di parlarne.

Stando all’ultimo illuminante post di Andrew McAfee, i legami deboli [1] potenzialmente proficui possono essere meglio valorizzati selezionando accuratamente i mezzi tra quelli capaci di permettere all’utilizzatore di individuarne a sufficienza e sfruttarli tempestivamente (wiki per i legami forti, social software per i deboli e blog per i poetenziali). In sostanza si ripete con quasi pedante ridondanza ciò che ognuno di noi sperimenta quotidianamente. Ma diventa una questione vitale se il contesto applicativo è l’impresa.

Il problema fondamentale (citato anche in tesi), che mi costringeva a constatare l’immaturità delle aziende sul piano della internettiana socialità, riguardava un insieme di miti e paure, variamente infondate e smontate da Scoble e Israel in Naked Conversation, che allontanavano i manager da una, prima motivata, acritica adesione a certe realtà.

Aprire un blog perchè fa moda non porta a nulla. Ci sono voluti anni prima che l’economia del dono venisse compresa dai non addetti ai lavori dopo anni di web-vetrina inutile. Il processo di avvicinamento dello zoccolo duro, qui l’impresa, non può che essere graduale e l’enterprise 2.0 oltre ad aprire una nuova epoca organizzativa agisce in profondità a livello culturale perchè prima di tutto fa l’interesse dell’organizzazione.

Ho già vagamente accennato qualcosa in precedenza, ma ora la prospettiva è nettamente differente. Adesso non parlo di evoluzione direzionata alla CSR, ma di evoluzione, che in definitiva, in un certo qual modo, è la stessa cosa.

Alle fondamenta dell’E2.0 troviamo “l’ardesia” (un materiale che, di solito, viene utilizzato per i tetti, o per le lavagne, quindi l’ultimo stadio di un processo costruttivo, ed è confortante che possa sostenere l’intero “edificio” dall’inizio), o meglio un acronimo inglese che forma la parola ardesia: SLATES (ardesie). Search Links Authoring Tags Extention Signal:

sono evidenti le analogie con i “web based everyday tools” della gran parte di chi sta leggendo.

Inoltre i trend di sviluppo sono rassicuranti (perdonate l’overload di materiale multimediale)

Presentazione tenuta da Thomas Christel, VP marketing di Yooplus in occasione del Venture Camp.

Si giunge perciò a Yooplus, punto di partenza italiano per quanto si va elaborando.

Prima startup italiana ad occuparsi esclusivamente di enterprise 2.0.

“[…] l’Enterprise 2.0 è la scintilla di un cambiamento culturale all’interno delle società […]” afferma Christel rispondendo alle domande di Emanuele Quintarelli.

We+ è la piattaforma per la gestione dei progetti, i potenziali partener dimostratisi interessati sono circa 200.

“We+ Workspace incrementa il proprio valore mentre viene usato e popolato di informazioni.” Scrive il sito nelle FAQs, in piena coerenza con lo spirito del web 2.0.

Completano la competenza della startup:

  • multimedialità nel diffondere informazioni (un esempio)
  • l’esplicitazione del reale e meraviglioso obiettivo, al di là di quello dichiarato, in una delle dieci domande alle quali il manager nel sito è invitato a rispondere. La sesta recita: “sei capace di rendere visibili al tuo Team gli obiettivi aziendali e non solo i propri compiti?”

…così torniamo a Santelli…(foto all’inizio)
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1) Stralcio da McAfee: “The ties that find”:”Strong ties and weak ties are exactly what they sound like. Strong ties between people arise from long-term, frequent, and sustained interactions; weak ties from infrequent and more casual ones. The ‘problem’ with strong ties is that if persons A and B have a strong tie, they’re also likely to be strongly tied to all members of each other’s networks. In other words, there’s likely to be a lot of overlap in their friendship circles.

This might be a good thing in many ways, but it’s bad news if A needs a piece of knowledge that she can’t find inside her own friendship circle. Because of the overlap, B’s circle is likely to be redundant with A’s, and so unhelpful to her. In other words, her tie to B does her little good in her search for knowledge. If A and C have a weak tie, however, many of C’s friends are likely to be strangers to A, and so are good resources as she looks to inform herself.”